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Chi siamo

L’Azienda Vinicola Giovanni Foffani è immersa nella quiete del piccolo borgo di Clauiano, a pochi chilometri dalla città-fortezza PALMANOVA, le cui mura stellate ora sono patrimonio dell’Unesco. Proprietà della famiglia da oltre tre secoli, qui si vende vino fin dal 1789.  Più che “Azienda Vinicola” dovrebbe essere un’Azienda Artistica e Storica. Più che un posto dove si fa vino, dovrebbe essere un luogo dove si traducono in vino i silenziosi suggerimenti dell’uva. Perchè quello che facciamo qui, tra viti, arte e cultura, è proprio questo: produciamo vini artigianali, dono di un terreno naturalmente equilibrato, e li uniamo al nostro ingegno.

Perché il vino è poesia nel bicchiere, e il suo colore è un mosaico di colori. Il giallo paglierino di un vino bianco, ad esempio, non è mai un colore soltanto, ma il risultato della combinazione unica di pietre, argilla, terra, erba, foglie, vento, pioggia, sole, freddo, calore, a volte grandine, a volte neve. Ognuno di questi elementi dà un suo contributo, e ognuno di questi elementi finisce nel bicchiere che bevi. Un respiro di semplicità, sorsi di radici antiche. Un cortile che basta suonare alla porta e magicamente ti si apre davanti, inaspettato, nascosto e che ti accoglie sempre volentieri. Qui non bevi solo il nostro vino, ma respiri la nostra aria e rallenti insieme al nostro tempo.

CASA FOFFANI E’ DIMORA STORICA CON CANTINA: un po’ di storia …

Il paese di Clauiano è costituito in prevalenza da palazzetti e case settecentesche o trasformate in quel periodo, e costituisce nel suo complesso un ottimo esempio di architettura tradizionale e rurale friulana scevro da interventi distruttivi o inserimenti contrastanti nelle vie principali. Tra gli edifici di maggiore spicco, sulla piazza, è situato il complesso padronale Calligaris ora Foffani, L’abitazione principale ed è fabbricati annessi si trovano oggi quasi nella stessa configurazione riprodotta da una antica mappa del 1774, ed è sempre stata abitata dalla Famiglia Calligaris, come risulta da documenti datati 1608 e 1687. Oggi, unico proprietario è Giovanni Foffani, figlio di Maria Calligaris.
La casa dominicale risale al XV/XVI secolo. Il complesso è un esempio di architettura rurale e borghese, destinato storicamente ad azienda agricola e in particolare alla produzione di vino (documentata ufficialmente fin dal 1789) e all’allevamento dei bachi da seta. Nel 1704 venne ceduta una parte del cortile, e a seguire venne edificata la “torretta”, oggi adibita a grazioso B&B, con le antiche scale in legno e gli stucchi dell’epoca sui soffitti del primo piano. Sempre in quell’epoca, vennero costruiti altri annessi, il muro di cinta e spostato l’ingresso sull’attuale Piazza. In epoca ottocentesca, poi, venne rivestita in bugnato rustico a mezza altezza la facciata dell’edificio dominicale.
Durante la seconda guerra mondiale, l’abitazione fu sede prima del comando tedesco e poi di quello americano.

Il complesso dominicale Foffani, ora Azienda Vinicola, offre una valida testimonianza di realtà archietettonica legata a quella tradizione rurale e borghese più che a quella dell’edilizia nobiliare. In posizione dominante sulla piazza del paese, è collegato direttamente alle vigne retrostanti. La vocazione agricola, pertanto, non si spegne, neanche dopo 400 anni.

Dagli Appunti di Giovanni Foffani: QUESTA CASA E LA GUERRA

Maria Teresa Calligaris abitò in questa casa assieme al padre Piero, mio nonno, alla madre Ida, mia nonna, ed alla sorella Nelsa durante tutta la seconda guerra mondiale. Ma lei e la sua famiglia non ci vissero da soli. L’abitazione fu presto requisita, tranne due stanze, dai tedeschi, che ne fecero la sede del comando di zona e vi rimasero per lunghi anni, fino alla ritirata. La famiglia del nonno pranzava in tinello ed i tedeschi nella cucina, più grande. Non ho particolari racconti di quei tempi, salvo che lui continuava a girare per i campi coi cani, ma sempre col fucile da caccia carico in spalla…se si fosse presentato qualche malintenzionato. Ma non lo usò mai. Durante il giorno a volte i soldati andavano in granaio a sparare contro i muri, che portano ancora i segni di quelle pallottole. La sera si ritiravano nelle loro camere da letto, e credo che la convivenza sia stata, in fondo, molto civile, sempre nel rispetto delle reciproche distanze. Dopo l’episodio della tentata fucilazione degli ostaggi davanti alla chiesa e la precipitosa fuga ( o la cattura, non so ) dei tedeschi, la casa continuò ad essere occupata, ma dagli americani, con i quali si stabilì subito un rapporto di simpatia. E’ singolare pensare che i soldati dei due eserciti fossero stati, in tempi diversi, entrambi alleati dell’ Italia. Verso la fine della guerra cominciò a comparire a volte mio padre, che veniva in motocicletta da Padova, dopo due anni di Albania con il Battaglione degli Alpini Val Leogra della Julia. In città avevano fame, e rimase storico un giorno che la cameriera raccontò il mattino che “il professore si è mangiato un’intera forma di formaggio presa dalla cantina”.

per vedere il nostro minisito dedicato all’interno del portale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, clicca QUI

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